Dal naturalismo all’astrazione
Mario Zampedroni non è un naturalista, anche se alcuni suoi soggetti potrebbero trarre in inganno lo spettatore. Egli non copia mai dal vero. I suoi quadri di fiori e paesaggi partono sempre da un’idea astratta nella cui dimensione a volte si realizzano totalmente. Anche quando prendono forme naturali, più o meno esplicite, i veri protagonisti sono la forma e il colore, dove con notevole dinamismo cromatico comunica sensazioni cariche di emozioni positive.
“ I diritti dell’arte incominciano dove finiscono i diritti della natura” . Conosce bene Kn, l’opera letteraria di Carlo Belli (1936) la cui analisi sull’astrazione nell’arte fece esultare Kandinsky, il quale 25anni prima pubblicò le sue teorie sull’astrazione nel libro “Lo spirituale nell’arte”.
Carlo Belli afferma tra l’altro che “L’arte non è in nessun modo un fatto umano” e nella sua spinta mistica arriva ad affermare che “Tanto più si comprende l’arte quanto meno si è umanità”.
Mario Zampedroni non condivide totalmente questa teoria. Egli afferma: “ Non riesco a concepire l’arte come entità autonoma al di fuori dell’umanità, essa si esprime attraverso la materia che solo l’uomo sa elaborare: nel nostro caso con l’uso del colore e della forma. Questo è uno dei motivi per cui non mi spingo oltre certi limiti nell’astrazione inserendo nelle mie composizioni elementi che richiamano il naturale, anche se solo pensati ed espressi in modo sommario e non definito.
Non so se le sensazioni che tento di comunicare, attraverso la mia pittura, derivano da una pura dimensione spirituale oppure da sentimenti complessi e psicologici. Il nostro contesto sociale è altamente evoluto, dove l’individuo, ed anche l’artista ha a disposizione una grande quantità di mezzi tecnologici che, se mal utilizzati, lo distraggono dalle sane introspezioni e lo possono disorientare. Per dirla con riferimento biblico: l’Adamo del duemila ne ha mangiate parecchie di mele e forse ha morso anche il serpente. Con la mia pittura reagisco a tutto questo, dipingo come in un processo catartico dove uso le mie energie per trasformare, almeno nei quadri, il caos in armonia”.
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DAL NATURALISMO ALL’ASTRAZIONE GESTUALE
Nell’evoluzione dell’arte del Novecento la pittura gestuale fu “schiacciata” dalle nuove correnti del Concettualismo (tuttora in auge) e dalla Pop Art, ma credo che nell’ambito del gestuale ci sia tutt’oggi ancora molto da fare. Trent’anni fa dipingevo pensando solo alla forma naturalistica, anche se, tranne qualche eccezione non copiavo mai dal vero. La cosa però mi stava stretta ed ero totalmente insoddisfatto. L’idea di dipingere per essere bravo come una macchina fotografica da quattro soldi mi sembrava una grande stupidità. Solo quando mi resi conto che esiste un mondo naturale che nessun mezzo di ripresa fotografica può rappresentare, cioè, il mondo delle nostre emozioni, capii che è possibile attingere ad una quantità infinita di soggetti. Non occorre ispirazione. Basta la concentrazione. Ora, anche quando una mia opera richiama esplicitamente immagini naturalistiche, il vero soggetto del mio dipinto tende a rappresentare emozioni espresse col gioco dei colori nella maniera più energica che mi è possibile. Talvolta provo anche qualche esperimento concettuale. Questa può sembrare una contraddizione. Ma credo che un artista davanti ad una tela non debba porre nessun limite alla propria libertà creativa. Forse i miei limiti provengono dal fatto che sono italiano, di conseguenza, la mia pittura che tende alla pura gestualità e all’Espressionismo Astratto, risente un poco di quella forma di classicismo nelle composizioni. Forma dalla quale per chi è di cultura italiana è difficile liberarsi totalmente. Però, questo potrebbe anche non essere in difetto. Ogni opera ha origine da un’idea o da un puro stato emotivo, ed ogni forma d’arte ha i suoi mezzi particolari per concretizzarla e comunicarla. La musica ha il suono con le sue interruzioni ritmate, la poesia e la letteratura si esprime con le parole e i racconti, la scultura con le sue forme plastiche etc…..La pittura è pura forma e colore. Quando in un mio quadro dove alzo il livello di astrazione qualcuno mi chiede cosa vuol dire io rispondo: Nulla! Se volessi dire qualcosa parlerei, o scriverei come sto facendo ora. Credo che un dipinto anziché dire dovrebbe far sentire e il valore della pittura dovrebbe essere misurato col grado di emozione che essa comunica. Il persistere della pittura di contenuto, cioè, quella che esprime qualcosa in senso letterario, credo che sia attualmente un grande equivoco. Raccontare tramite immagini è sempre stato nei secoli un ottimo mezzo alternativo alla scrittura, in particolare perché la maggior parte dell’umanità era analfabeta. Ora questo non ha più senso.
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DAL NATURALISMO ALL’ASTRAZIONE
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